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“La maggior parte delle nostre azioni è basata su schemi di pensiero abituale o condizionato. Non risponde alla situazione attuale. Risponde al passato.”

Chantal Burns

Una cartina non aggiornata

La maggior parte di noi spesso cade nell’errore di agire in base ad uno schema mentale già preconfezionato, indipendentemente dalle situazioni contingenti che si trova ad affrontare.

Pensa di partire in auto per un lungo viaggio e il tuo navigatore satellitare va in tilt dopo i primi chilometri. L’unica risorsa che hai è una vecchia cartina di 15 anni fa che conservi nel cruscotto dell’auto. Cosa pensi accadrà durante il viaggio?

Le strade sono cambiate e con quella vecchia cartina non aggiornata rischierai di perderti e di sbagliare completamente strada parecchie volte.

Lo stesso accade quando agiamo basandoci sul nostro pensiero abituale, che non necessariamente è vecchio di 15 anni, basta anche solo di pochi minuti. Quando perdiamo il contatto con il momento presente e ci perdiamo a seguire i nostri pensieri, smettiamo di essere connessi con la vita che sta accadendo e rischiamo di agire e reagire al nostro pensiero piuttosto che alla vita stessa.

Cosa fare quindi?

Moltissime sono oggi le tecniche per migliorare la presenza mentale, per imparare ad astenersi dal giudizio, per sostituire le credenze negative con convinzioni più utile ecc… Nella mia esperienza questi sono tutti buoni suggerimenti che funzionano quando siamo presenti a noi stessi, e quello è il momento in cui ne abbiamo meno bisogno!

Quando invece siamo arrabbiati e presi nell’agitazione di un pensiero, ad esempio che un determinato lavoro non doveva essere svolto in un certo modo bensì in un altro, e abbiamo il nostro collega o assistente davanti che vorremmo strozzare, praticare la presenza mentale o sostituire un pensiero ad un altro non è così automatico.

Ciò che possiamo fare è smettere di seguire i nostri pensieri e continuare ad ascoltare/osservare la vita e gli altri senza che il nostro pensiero interferisca con ciò che sta accadendo. Possiamo chiamarlo Ascolto profondo, cioè ascoltare/osservare per ascoltare o osservare. Spesso invece si ascolta per rispondere, si ascolta per ribattere, si osserva per giudicare o per trovare una conferma al nostro pensiero o ancor peggio non si ascolta affatto, ma semplicemente si attende che l’altro finisca di parlare per esprimere le proprie ragioni.

Quante possibilità ci sono di comprendere veramente la situazione comportandosi così? Quasi nessuna.

Ecco perché imparare ad ascoltare è molto più importante che imparare ad esprimersi. Non a caso, scherzano alcuni, abbiamo Due orecchie e Una sola bocca!

Ascoltare con interesse e curiosità con il desiderio di sapere veramente ciò che l’altro ha da dire o di comprendere veramente la situazione.

Solo così, mettendo da parte la nostra vecchia cartina piena zeppa di pensieri vecchi e non aggiornati potremo percorrere la strada sulla base di ciò che c’è nel momento presente e non di ciò che c’era o pensavamo ci fosse.

La natura del pensiero.

Tutto questo ci verrà automatico solo quando comprenderemo la natura del pensiero.

Di questo parleremo la prossima settimana.

Buon lavoro!

 

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