LA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO NEI LUOGHI DI LAVORO?
ECCO LE PAURE DA AFFRONTARE

«Si è sempre fatto così».


Potrebbe essere questo il motto (purtroppo) di quelle realtà che sperimentano tempi difficili, eppure non riescono a progettare nessun tipo di cambiamento.
In questi casi, i problemi sono di almeno due tipi e vanno affrontati con capacità, sensibilità e (non a caso) flessibilità.
Vediamo quali sono.

COAZIONE A RIPETERE LE STESSE AZIONI SUL LAVORO

Il primo problema che spesso si verifica suoi luoghi di lavoro è capire nel profondo che – come diceva Freud – continuare a fare le stesse azioni, aspettandosi un risultato diverso, «è da folli». Le stesse azioni porteranno immancabilmente agli stessi risultati, ma per chi esegue quella mansione da anni (magari da decenni), entrare nell’ottica di cambiare è davvero complicato: perché bisognerebbe far saltare un protocollo consolidato, che permette di fare il proprio dovere e di chiudere la giornata lavorativa?In questi casi, discutere con il team di lavoro è essenziale: ma in un’ottica di benessere aziendale si possono valutare anche altri azioni meno ortodosse – come lavori di squadra, esperienze di team bulding e così via – che mostrino nei fatti la valenza di questo principio.

PERDERE I PUNTI DI RIFERIMENTO SUL LAVORO


Il secondo problema che sorge in fase di cambiamento e ne frena l’azione è la paura. Accettare che cambiare talvolta è necessario lì per lì può spaventare perché mette in discussione abitudini, modi e tempi ormai consolidati, a maggior ragione in luoghi sensibili come il posto di lavoro, dove la professionalità spesso si sovrappone all’identità del lavoratore.

In questo senso, rispondere al cambiamento con un rifiuto motivato dal dire «Si è sempre fatto così» in realtà equivale proprio ad ammettere che ora si deve cambiare, ma va fatto capire con tatto. Infatti, se si è sempre fatto così e le cose non funzionano, non significa che si è sempre agito in maniera sbagliata: il rischio di questa svalutazione rappresenta un altro forte freno al cambiamento, proprio perché mina l’affidabilità e la professionalità del lavoratore che di conseguenza vi si oppone.
Al contrario, bisogna far comprendere che sì, si è sempre fatto così ed è andata bene fino a un certo punto: ora che non funziona più, è tempo di cambiare per il bene di tutti.

CAMBIARE È LIBERATORIO, SOPRATTUTTO IN AZIENDA

Insomma, se si vogliono mettere in atto azioni di benessere aziendale, è fondamentale veicolare il cambiamento come un momento positivo e liberatorio: la svolta che permetterà di rimettersi in carreggiata e di abbandonare vecchi sistemi che – anche se familiari – in realtà erano dannosi. In questo senso, comprendere che cambiare si può, che è reale, è fattibile e che si è liberi di farlo dà un grande senso di appagamento e entusiasmo: è come scoprire di non essere in catene.

Certo, può non essere semplice. Quando è necessario, cambiare è un po’ come smettere di fumare: può essere difficile all’inizio e spesso si troveranno ostacoli sul proprio cammino, ma la consapevolezza che lo si sta facendo per il proprio bene e che ciò porterà a un miglioramento di salute dell’organismo, sarà motore e meta del cammino.
Un cammino da fare insieme, all’interno della propria azienda: in maniera trasparente e condivisa.

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