Lo scorso 27 novembre la nostra azienda ha partecipato, presso la sede dell’Università Bocconi di Milano, ad un importante seminario riguardante il futuro dell’export in Russia.

 

Questo il seminario in sintesi:

Italia – Russia: scenari per un nuovo sviluppo

IV forum organizzato dall’università Bocconi di Milano in collaborazione con General Invest
27 – Novembre – 2014

Relatori principali:

  • Maurizio Dallocchio, CReSV Università Bocconi
  • Anna Vasilenko, Head of Primary Market and Client Support Moscow Exchange
  • Vincenzo Trani, Presidente General Invest Holding
  • Rosario Alessandrello, Presidente Camera di Commercio Italo-Russa
  • Alberto Bombassei, Presidente Brembo
  • Matteo Marzotto, Presidente Fiera di Vicenza
  • Luigi Scordamaglia, CEO Inalca

 

Le principali caratteristiche del mercato russo

La Federazione Russa non è solo il Paese più vasto del mondo, ma è anche un enorme mercato di oltre 140 milioni di persone e il Paese a maggior crescita fra i BRICS. Molti dei risultati ottenuti dalla Federazione derivano da immense ricchezze energetiche e minerarie che hanno permesso, anche grazie a sempre crescenti prezzi del petrolio, di uscire dalla grave crisi del 1998 con enormi attivi sulla bilancia commerciale, ma che allo stesso tempo rilevano una criticità legata alla scarsa diversificazione dimostrata fino ad oggi, nonostante molti passi avanti sono stati compiuti. Essendosi dimostrato negli ultimi anni un enorme mercato in espansione, con una particolare sensibilità per il prodotto Made in Italy, la Federazione rappresenta un mercato di sbocco rilevante: già adesso si tratta di uno dei principali partner commerciali dell’Italia fuori dall’Ue e una delle più importanti destinazioni dell’export italiano. Numerosi sono ancora i limiti (secondo l’indice Doing Business la Russia è 92° su 189 paesi per facilità di sviluppare business) ma lo spirito di riforma e la volontà di integrarsi sempre più nell’economia globale stanno facendo compiere grandi passi verso la costruzione di un’economia sempre più ricca di risorse ed opportunità. Tale circostanza rappresenta un aspetto di fondamentale importanza per un tessuto di imprese, come quello italiano, la cui sopravvivenza e il cui sviluppo è sempre più legato alla capacità di internazionalizzazione e di accesso a nuovi mercati, soprattutto in un momento di radicale mutamento delle condizioni del panorama competitivo globale.

L’economia russa è una delle più grandi del mondo per PIL (66.600 miliardi di rubli, ovvero più di 2.100 miliardi di dollari). Questo fa della Russia l’ottava economia mondiale per dimensione del PIL a valore nominale e la quinta per potere d’acquisto. Il sistema economico largamente dipendente dalle materie prime energetiche è un problema e un rischio (come dimostrato dalla crisi del 2009): tuttavia tali risorse contribuiscono in modo decisivo all’espansione dell’economia nell’ultimo decennio fornendo oltre 2/3 delle esportazioni. La popolazione è riuscita ad incrementare il proprio reddito e i livelli di consumo, grazie ad un aumento dei salari ed ad un miglioramento dell’economia del paese. Queste migliorie hanno consentito ad una parte dei potenziali consumatori di aumentare il potere di acquisto e di accedere più agevolmente a prodotti tipici del vecchio continente, indipendentemente dalla classe merceologica, riscontrando sempre di più i propri gusti.

Per quanto riguarda le previsioni di breve e medio periodo, che comunque evidenziano una ripresa della crescita a tassi maggiori sia dell’Italia che dell’ Europa dei 28, gli effetti delle sanzioni economiche internazionali e delle contro sanzioni russe derivanti dalla fase di confronto politico in Ucraina, i cui esiti e sviluppi sono ancora in fase di assestamento, impattano sullo scenario economico.

 

I rapporti con l’Italia

La rilevanza strategica reciproca fra Russia e Italia è evidente dalla lettura dei dati relativi all’interscambio commerciale fra le due economie che, fino al 2013, ha assunto valori sempre crescenti, rendendo la Russia il 7° mercato per importanza per l’ Italia con una quota di mercato pari al 4,1%, e l’Italia il 5° mercato di riferimento per la Russia con una quota di mercato pari al 6,1%.
È da rilevare come il periodo di crisi diffusa e globale non accenni a diminuire nemmeno nel 2014, impattando sul volume di affari di scambio tra Italia e Russia: secondo i dati ISTAT le importazioni dall’Italia della Federazione Russa sono in calo del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Tale flessione è fortemente influenzata da minori esportazioni italiane dei settori “Moda” e “Meccanica”.
Da notare come sull’andamento dell’interscambio abbia fortemente influito negli ultime mesi anche un effetto valutario dovuta ad una volatilità del rublo ed ad un suo forte deprezzamento.

 

Le prospettive economiche

Determinare le prospettive economiche della Russia appare un compito maggiormente complesso in questi mesi di tensioni geopolitiche. Da un lato, rispetto ai ritmi di crescita cui la Russia ci ha abituato negli ultimi anni prima della crisi del 2009 – nell’ordine del 7% ( a fronte di tassi medi di circa il 4% e il 6% per quanto riguarda rispettivamente l’economia mondiale e quella dei paesi emergenti) – la Russia ci ha fatto assistere, dopo una ripresa, ad un momento di contrazione nel 2014. Dall’altro lo spettro delle sanzioni economiche collegate alla situazione in Ucraina impedisce di delineare uno scenario stabile. La previsione di poter ricondurre il tutto ad un punto di equilibrio, soluzione auspicabile ma da verificare in termini di effettiva possibilità di realizzazione, potrebbe far propendere verso una ripresa dei tassi di crescita che, sebbene inferiori rispetto a quelli pre-2009, sarebbero comunque superiori a quelli dell’Italia e dell’Europa. Non è invece ancora facile determinare quali sarebbero gli effetti di un inasprimento delle sanzioni economiche e della conseguente verosimile rottura fra la Russia e le principali economie Europee.
Tali prospettive inoltre sono influenzate come detto in precedenza da una pressione sulla valuta locale che ha portato ad un aumento dell’inflazione che si è riflessa sulla capacità di consumo delle famiglie. Questi fattori, unitamente all’incremento dei tassi di interesse, hanno portato ad un parziale, ma auspicabile momentaneo, calo della fiducia delle imprese con effetti sugli investimenti. E’ comunque da rilevare come la svalutazione del rublo sia anche da collegare alla caduta del prezzo del petrolio e ad una coerente reazione comunicata dalla Banca Centrale russa a tutela delle riserve russe e degli utili pianificati derivanti dal settore.

 

Conclusioni

Emerge il rilievo della Federazione Russa nel contesto sociale ed economico mondiale in generale e nel nostro Paese in particolare. In una situazione caratterizzata da tensioni politiche vi è da un lato l’esigenza di perseguire obiettivi di influenza politica da parte di organizzazioni internazionali (e di singoli stati), ma dall’altro non può essere sottovalutata la necessità di non rinunciare al ruolo di un robusto propulsore della domanda e della crescita economica che la Federazione Russa può offrire ai mercati internazionali, che storicamente hanno dimostrato caratteristiche di eccellenza nei vari settori.

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