Essere stressati e infelici costa: sia in termini personali, come è ovvio, sia in termini aziendali. E proprio questo è il fattore che non si considera mai e che invece – stando alle ultime ricerche – diventerà una delle chiavi di successo delle aziende che sapranno intervenire con adeguate politiche di benessere aziendale .

Ma perché mai una realtà che vuole generare profitto dovrebbe investire sul benessere dei suoi dipendenti? Perché è sano e giusto, ovviamente. E anche perché un lavoratore sereno produce più e meglio che uno stressato, innalzando anche la qualità sensibile del suo lavoro, grazie ai benefici mentali e concreti che derivano dalla serenità, dalla passione per il proprio operato e dal senso di appartenenza alla realtà aziendale.

LO STRESS SUL LAVORO FA MALE ED È COSTOSO

È ormai un fatto noto e accertato che lo stress è correlato all’insorgere di tutta una serie di patologie mediche non indifferenti, che spesso possono sfociare in gravi depressioni e lunghi periodi di attacchi di panico. Se questo scenario desolante non è umanamente sufficiente a spingere un’azienda a curare il benessere dei suoi dipendenti, si può anche sottolineare come ciò si traduca in assenteismo, ritardi nelle consegne, turnover non ottimali e in generale in uno scadere della qualità del lavoro: con costi umani e concreti che l’azienda stessa deve sostenere (tra malattia, sostituzioni, resi, pratiche e così via).

Non solo. Odiare il proprio lavoro – perché fa stare male, perché ci si sente imprigionati, schiacciati, o non valorizzati – non ha prezzo: nel senso che nessun deterrente materiale, neanche quello dello stipendio (seppur necessario), può aiutare il lavoratore a recuperare quell’equilibrio e quel benessere che solo la cura della serenità mentale e spirituale può dare. Perciò è lì (e non semplicemente sull’incentivo in denaro) che bisogna intervenire per spezzare questo circolo vizioso e avere un guadagno, anche monetario.

NO STRESS SUL LAVORO, SÌ SUCCESSO


Oggi più che mai – in un mondo in cui il lavoro manuale va rapidamente perdendo valore a causa della meccanizzazione tecnologica, mentre quello intellettuale viene spesso sottostimato – è un toccasana analizzare come i grandi player internazionali e in generale le aziende di successo non seguano affatto la massa, ma tendano invece a curare il benessere aziendale.

Non a caso, proprio la cura anti-stress del personale è indicata tra i fattori preconizzatori del successo futuro delle realtà commerciali: lo spirito di gruppo, la voglia di lavorare e di farlo bene sono risorse che vengono dalla mente, non (solo o pienamente) dal portafoglio. E le grandi aziende, quelle che oggi stanno cambiando lo scenario mondiale, lo sanno bene: basta dare un’occhiata a realtà informatiche come Google, o culturali come Pixar per (ri)scoprire una verità incontrovertibile: che le persone non sono macchine (fortunatamente) e che quando si mira al successo il capitale umano dell’azienda è uno degli elementi fondamentali per ottenerlo. Proprio perché è una combinazione unica, irripetibile e incalcolabile.

COACHING? SÌ, GRAZIE. MA NON SOLO

Aiutare le aziende a curare il benessere dei propri dipendenti è assolutamente possibile, ma come per ogni buon risultato lavorativo ciò va fatto con competenza e pazienza. E qualche variazione sul tema.

La prima è indispensabile per non disperdere tempo e energie in infruttuosi (e a volte costosi) fai-da-te: il benessere aziendale non è un gioco, o un passatempo, proprio perché ha a che fare con le emozioni più intime degli individui e deve lavorare sulla restaurazione della limpidezza delle loro menti.
La seconda, invece, è necessaria perché in una situazione di squilibrio del clima aziendale, aspettarsi risultati immediati (come quando si fa click sul tasto di acquisto di un bene online) non fa altro che peggiorare la situazione e precipitare i lavoratori nello sconforto e nell’idea che «tanto è tutta una perdita di tempo inutile». Ogni buona idea di successo ha bisogno del tempo necessario per fiorire: lo stesso è per il benessere aziendale.

Infine, oggi sembra che lo strumento principe per ogni percorso che abbia a che fare con il miglioramento personale passi per il coaching, ed è vero: un buon e sano coaching – ovvero, guida e allenamento – fa la differenza. Ma perché funzioni bisogna lasciare la mente aperta a ciò che emergerà durante il percorso come necessario: come detto, armandosi di professionalità, pazienza e cura.

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